Un altro punto di svolta, parte 1: il matrimonio.
Mercoledì, Novembre 19th, 2008
Capitolo 1: La vigilia.
Siamo ormai al giorno precedente al matrimonio e sento i colleghi che continuano a chiedermi cosa ci faccia io lì in quel momento, oppure che mi raccontano di quanto loro, alla vigilia del loro matrimonio, fossero in uno stato di ansia totale. Mentre li sento (stra)parlare, mi accorgo che per me la faccenda è completamente diversa. Infatti, fin dal momento in cui abbiamo deciso di sposarci, per me l’organizzare il tutto e l’avvicinarsi all’avvenimento è stato di una naturalezza tale da lasciarmi addirittura stupito. Lo stupore è passato, però, quando ho capito che effettivamente questa calma assoluta era dovuta a due motivi ben precisi: il fatto che nel momento in cui abbiamo deciso la data, lo abbiamo fatto in modo che risultasse abbastanza distante da darci tutto il tempo necessario ad organizzare il tutto da noi; e infine l’aver tagliato completamente fuori dall’organizzazione tutto quanto il parentado di ciascuna delle due parti.
Così facendo, infatti, siamo arrivati al momento avendo la piena coscienza di aver organizzato il tutto in tranquillità e soprattutto nel modo in cui volevamo noi, e non come gli altri se lo sarebbero aspettato.
Arriva così, tra risposte date in sequenza, una festicciola tra colleghi, gli ultimi casini sul lavoro e le ultime commissioni da sbrigare, il primo momento intenso. Infatti, in serata, dopo quasi 5 anni dall’ultima volta che ci eravamo visti, arriva, come invitata al matrimonio, colei che è stata la mia prima ragazza. L’abbraccio che ci diamo, appena lei scende dal treno, parla di un affetto profondo e pulito, di un’amicizia sincera, che serba il ricordo di ciò che è stato ma non intacca assolutamente il presente. La porto, quindi, prima a casa dei miei, dove io, i miei, e lei ceniamo assieme raccontandoci quello che ci è successo, dopo di che la porto a casa di mia nonna, dove passerà la notte, mentre io torno dai miei accontentando, così, la richiesta di Mariarita di avermi in casa loro, la notte della vigilia del matrimonio. La giornata si chiude, dunque, con uno scambio di sms e con un piccolo frusciare di pensieri che mi cullano verso il sonno profondo.
Capitolo 2: Giorno del Matrimonio
Parte 1 à I preparativi
Svegliatomi all’alba delle 6.55, ne approfitto per guardarmi in pace le prove della MotoGP, dopo di che, mi alzo e, dopo una colazione alla mia maniera (circa metà scatola di Corn Flakes affogati in tre quarti di litro di latte freddo), mi accingo a preparare il biglietto che spiega e completa il regalo che ho fatto “ad personam” ai miei due testimoni. Infatti, fin dal momento in cui, oltre due anni prima, avevo chiesto a queste due persone di farmi da testimone, avevo deciso che, per ringraziarli, avrei regalato un qualcosa di mio che fosse associato ad un ricordo in comune con ciascuno di loro.
Finito e confezionato il tutto, sbrigo le ultime faccende e poi, dopo un breve pranzo, mi avvio alla vestizione. Durante questo processo che mi porta, dopo anni, a indossare una giacca classica, arriva la telefonata del mio futuro suocero che mi chiede: “prima che io mi vesta da persona civile [intendi giacca e cravatta, tipo di abito che io considero assolutamente banale e letteralmente schifoso] mi dici se arrivi o meno?”, al che la risposta è “Ti è andata male, Augusto, perché sto finendo di vestirmi, e poi esco di casa per venire lì”. Terminata la vestizione, mi presento davanti a miei esclamando “Volevate vedere un idiota???? Eccomi!!!”. Dopo l’ultimo siparietto, con Sergio che scatta qualche foto dell’evento più unico che raro, e con Angela a dirmi “stai benissimo così vestito, ma il fatto è che non sei tu”, Io e Angela saliamo in macchina e ci dirigiamo verso Oropa.
Parte 2 à L’attesa e la cerimonia
Arrivati ad Oropa, le prime persone che vedo sono: Elisa e Thomas, ovvero la mia testimone col suo uomo, e Marco, ovvero il mio altro testimone. Approfitto quindi dell’occasione e consegno ad Elisa ed a Marco i regali che avevo preparato per loro, dopodiché assisto alle prove del coro che canterà al matrimonio, provo la mia parte e quindi comincio ad aggirarmi per lo spiazzo del santuario, in modo da salutare gli invitati che arrivano. Mano a mano che il tempo passa, l’assenza di una coppia di amici in particolare comincia a preoccuparmi, anche perché, parlando con la mia futura moglie qualche giorno prima, lei mi disse “se non vengono nemmeno al nostro matrimonio, io in casa nostra non ce li voglio più vedere”. Mancano ormai pochi minuti, e ancora non li vedo. Mando loro un messaggio, ma non ho più il tempo di ricevere la risposta, infatti sta arrivando Fabiana. A questo punto mia madre, esagitata, mi prende dicendomi che mi devo muovere, perché devo aspettare la sposa stando all’altare. Ho solo il tempo di spegnere il cellulare, che inizia il rito con la mia entrata in chiesa, con Mariarita sottobraccio, e la camminata verso l’altare. Fabiana, quindi, arriva davanti alla porta della chiesa e vi entra accompagnata da suo padre. Il tempo di notare il suo vestito, e lei mi è al fianco. Riesco ancora a guardarmi intorno e a tirare un sospiro di sollievo, vedendo in seconda fila le persone che avevo cercato fino a pochi momenti prima, dopodiché i genitori si scostano, lasciando il campo a noi, al sacerdote ed ai testimoni ed al coro, che apre la cerimonia cantando “Dio aprirà una via”. E’ l’inizio di una cerimonia in cui si alterneranno momenti cantati dal coro con l’omelia di François e la celebrazione del rito vero e proprio del matrimonio, per terminare con gli ultimi tre momenti: il primo di questi mi vede direttamente protagonista perché, dopo un’introduzione di François, mi porto vicino all’altare, mi giro verso Fabiana e inizio a cantare. La voce mi parte un po’ rauca, ma dopo pochi attimi sono perfettamente a mio agio. La direttrice e lo strumentista del coro che mi accompagnano mi tengono nella giusta intensità e quando termina la canzone riesco ancora a dire a colei che è appena diventata mia moglie un “grazie di esistere” ed a sentire lei dirmi “grazie a te”, che serro le labbra sull’orlo della commozione. Il secondo è la benedizione che il sacerdote fa della nostra unione e per finire il coro canta gli ultimi due pezzi (Madonna Nera e Oh Happy Day) con Fabiana che interviene nel primo ed io nel secondo. Andiamo quindi a firmare le carte, ma è solo dopo che iniziamo a renderci conto che, durante la cerimonia, si è creata un’alchimia veramente speciale. Accadono infatti tre cose: la prima è che persone assolutamente non credenti, o che hanno ripudiato la chiesa cattolica, arrivano per dire a me ed a Fabiana di quanto gli sia piaciuta la cerimonia stessa e ci dicono di fare i complimenti al sacerdote perché “ha fatto una predica veramente stupenda”, oppure perché “non ho mai sentito un sacerdote parlare alle persone come ha fatto lui”, e arrivano anche persone fortemente credenti a dirmi “è stata una cerimonia veramente particolare, in cui si è veramente sentita la sostanza del matrimonio”. Gli altri due fatti, notati da Fabiana, sono stati: alcuni turisti, entrati durante la celebrazione solo per visitare la chiesa, si sono seduti, hanno smesso di guardarsi attorno, ed hanno assistito a tutta la celebrazione ed inoltre anche la suora ed il cappellano del santuario antico di Oropa, che in quella chiesa avranno visto passare innumerevoli matrimoni, si sono fermati fino alla fine al contrario di quanto fanno di solito, quando passano a dare un’occhiata e poi si ritirano nelle altre stanze della chiesa.
Usciamo in fine dalla chiesa e, dopo alcune foto, ci avviamo tutti verso il locale dove abbiamo organizzato il rinfresco.
Parte 3 à La Festa
Nel corso del rinfresco, ho modo di parlare con molti amici che non vedevo da tempo, e con persone di nuova conoscenza. La festa scivola via in un’atmosfera al tempo stesso divertita e rilassata, tra auguri, ricordi, nuove amicizie che si allacciano e vecchie che si rinsaldano. Il buffet è costantemente sotto assalto, ma regge bene l’urto delle belve fameliche che lo stringono d’assedio. Io, ogni tanto, mi isolo uscendo dal locale per respirare un po’ d’aria fresca e per assaporare meglio l’atmosfera dell’evento e, in una di queste volte, mi trovo a guardare la fede che ho al dito. Guardo la parte dove sono incise le rune che scrivono il nome di Fabiana e la bacio in quel punto. Vedo e sento l’allegria della gente attorno a me, e ogni qual volta un ospite va via, o io o Fabiana gli consegnamo il sacchetto con la bomboniera e qui accade uno dei fatti curiosi. Infatti alcuni invitati scartano la bomboniera lì sul posto, poi senti i commenti di un invitato che dice “ma è un gatto” e Fabiana risponde “sono tutti gatti”, un secondo invitato ribatte “ma è un fischietto” e Fabiana a precisare “sono tutti fischietti”. A questo punto, quando i testimoni ed i genitori ricevono la loro bomboniera non resistono alla curiosità e scartano subito. Appena vedono ciò che gli è capitato in sorte li vedi chi sorridere, chi ridere proprio e quando nella sala risuona un fischio acuto, Fabiana chiede a François “E’ mio padre quello che sta usando il fischietto, vero?” e François risponde, con la pacatezza che gli è usa “Conosci bene i tuoi polli”. Dopo qualche secondo di fischio ininterrotto, interviene la madre di Fabiana, che strappa il fischietto al marito, con lui che, con tutto da bimbo capriccioso fa “M’hanno torto er giocarello!!!!! Gneeee”. E così, tra auguri e regali fatti e ricevuti, la festa si avvia alla fine, e quando tutti tornano a casa, noi ci avviamo alla camera dell’accoglienza del santuario dove avremmo passato la nostra prima notte di nozze.
Capitolo 3: The day After
Il giorno successivo è il giorno in cui abbiamo organizzato il pranzo con i parenti stretti (leggi genitori e nonna) e con i testimoni, che nasce già con l’infiltrato in mezzo. Infatti, durante la cerimonia del giorno prima, c’era stato un momento critico quando, dall’altare, Francçois chiama “Stefano da Napoli”, ovvero la persona deputata a fare la prima lettura, ma solo il silenzio gli risponde e nessuno si avvicina. Alla seconda chiamata senza risposta, per riparare al momento creatosi, uno dei membri del coro si avvicina all’altare e comincia a leggere, facendo così rientrare il tutto nella normalità. Finita la cerimonia, Fabiana telefona al suo amico, per accertarsi che non gli fosse successo nulla, nè a lui nè alla moglie o alle figlie piccole, e questo è il testo della telefonata:
Fabiana: “Ciao Stefano, tutto bene”?
Stefano: “Sì sì, siamo in comunità, ma intanto ci vediamo domani, no?”
Fabiana: “Domani?”
Stefano: “Sì, per il tuo matrimonio.”
Fabiana: “Ste, non te lo volevo dire… ma il matrimonio era oggi!”
Stefano: *TUMP*
A questo punto Fabiana gli propone di aggregarsi al pranzo che avevamo organizzato nella giornata successiva, e così gli intrusi sono riusciti ad infiltrarsi nel pranzo “dei parenti e dei testimoni” che, tra Marco che si scusa per essere arrivato con 30 minuti di ritardo, e si sente rispondere da Fabiana “Tranquillo, questi miei amici sono in ritardo di sole 22 ore!” e chiacchierate varie, arriva il momento degli ultimi saluti, dopo i quali, assolutamente felici di quello che abbiamo vissuto, rientriamo a casa dove iniziano i preparativi per il viaggio di nozze… (to be continued)